Así es como el colorete de Saigu homenajea a la comunidad LGTBI

Così il blush di Saigu rende omaggio alla comunità LGTBI

Oggi non è la giornata dell’Orgoglio Gay, e non ce n’è bisogno. Ci siamo abituatə a che le rivendicazioni sociali abbiano “il loro giorno”, così per il resto dell’anno possiamo dimenticarcele. Ma in Saigu Cosmetics abbiamo deciso di andare controcorrente e alzare la voce sulla scarsa visibilità della comunità LGTBI nel mondo del make-up in un giorno qualunque dell’anno. 

Da quando siamo nate a febbraio 2019 abbiamo cercato, nei limiti delle nostre possibilità, di contrastare l’immagine stereotipata della donna nell’industria cosmetica. Abbiamo anche provato a dare il benvenuto agli uomini che vogliono usarla. Ma che dire della comunità LGTBI, che da decenni usa il make-up in modo attivo senza vedersi rappresentata dai brand dei suoi prodotti preferiti?

Perciò abbiamo deciso di fare qualcosa per rimediare e dedicare il nostro nuovo prodotto, il blush in crema, a questa comunità. Magari avessimo i mezzi per renderle giustizia come merita. Ci piacerebbe fare una campagna in televisione e mettere uno striscione sulla Gran Vía di Madrid. Ma per il momento il nostro omaggio deve essere più umile, anche se è fatto con tutto il nostro cuore.

Oltre gli stereotipi

Volevamo evitare la bandiera arcobaleno e gli stereotipi. La comunità LGTBI è molto più ampia di quella che si vede durante le marce del Pride. Volevamo parlare delle lotte di ogni giorno per vivere identità di genere e orientamento sessuale nel modo più naturale possibile.

Perché è anche questa la filosofia dei nostri prodotti. Per ora non abbiamo colori aggressivi, né glitter, né effetti super luminosi. Il nostro make-up contiene ingredienti naturali e punta anche a un risultato naturale, ed è questo che abbiamo cercato di trasmettere nella campagna LGTBI del blush.

Da una parte, abbiamo voluto che le persone che comparissero nelle immagini prodotto sul sito e sui social fossero della comunità, ma abbiamo cercato profili non stereotipati e, sinceramente, le foto sono venute meravigliose. Inoltre, perché nessunə dimentichi da dove viene e dove va la lotta per i diritti di questa comunità, abbiamo dato a ciascuna tonalità il nome di un’attivista storicə che ha dato la propria vita perché altrə potessero vivere la loro in libertà. Così, magari, verrà a qualcunə la curiosità di scoprire perché il suo blush si chiama Marsha, Simon o Nancy e di conoscere le loro storie appassionanti. 

Marsha P. Johnson

Era una donna afroamericana, transgender, che cercava di sopravvivere alla marginalizzazione sociale nella New York di fine anni ’60. In quell’epoca erano frequenti i raid della polizia contro la comunità omosessuale e soprattutto contro le donne trans. Infatti, Marsha P. Johnson è considerata la prima attivista per i diritti della comunità LGTBI dopo una serie di rivolte scoppiate in seguito all’ennesimo raid della polizia nel pub Stonewall Inn. Ne nacquero marce spontanee che, anno dopo anno, si sono ripetute fino a diventare ufficialmente la giornata dell’Orgoglio LGTBI, celebrata il 28 giugno in tutto il mondo.

Marsha ebbe una vita dura, segnata dal rifiuto e dall’esclusione sociale, che la portarono alla prostituzione per arrivare a fine mese. Finché non arrivò a New York e iniziò a farsi conoscere come drag queen e a diventare un punto di riferimento nella comunità. Tuttavia, questo non impedì che nel 1992 venisse trovata morta nel fiume Hudson dopo una manifestazione del Pride, e che la polizia si rifiutasse di indagare, archiviando il caso come suicidio.

Simon Nkoli

La seconda tonalità del nostro blush rende omaggio a questo attivista sudafricano non così conosciuto che, oltre che per i diritti delle persone omosessuali, dovette anche lottare contro il terrificante apartheid. Nato a Soweto, alla periferia di Johannesburg, nel 1957, nell’83 entrò a far parte della Gay Assotiation of South Africa, composta per lo più da uomini bianchi, e al suo interno aprì un gruppo per uomini gay neri.

“Sono nero e gay. Non posso separare queste due parti di me in problemi primari e secondari. In Sudafrica sono oppresso perché sono nero e perché sono gay. Quindi, quando lotto per la libertà, devo lottare contro entrambe le oppressioni... Tuttə coloro che credono in un Sudafrica democratico devono lottare contro ogni oppressione, intolleranza e ingiustizia”, diceva Nkoli, morto nel 1998, pochi anni dopo aver incontrato Nelson Mandela e aver partecipato a la stesura della Costituzione del Sudafrica e all’abrogazione della legge sulla sodomia.

Nancy Cárdenas

La tonalità più chiara del blush di Saigu rende omaggio a questa donna messicana che fu la prima a parlare pubblicamente della propria sessualità in televisione nel suo Paese. Scrittrice, drammaturga e conduttrice radiofonica, è un’icona della lotta per i diritti umani e per la comunità LGTBI.

Nel 1974 fondò la prima organizzazione omosessuale del Messico, il Frente de Liberación Homosexual. In un manifesto scriveva: “In Messico, l’omosessualità non costituisce reato quando avviene in privato e tra adulti consenzienti. Ne consegue che è possibile accusare una persona di violenza o corruzione, ma non di essere omosessuale, così come non la si può ‘accusare’ di essere bionda, alta, mancina o bella, condizioni forse meno frequenti di quella di essere omosessuale”, affermava il testo.

Queste tre persone, tra molte altre, con le loro lotte individuali e collettive, hanno fatto sì che oggi la comunità LGTBI abbia compiuto passi enormi in termini di visibilità e normalizzazione. Eppure, con gratitudine per il loro lavoro, raccogliamo il testimone per continuare ad andare avanti, finché un giorno l’uguaglianza sarà una realtà e non ci resterà più nulla per cui lottare. 

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