Le grandi rivoluzioni a volte iniziano con piccoli gesti. Qualcosa di semplice come fare ‘click’ su un sito può essere la scintilla che scuote le coscienze e attiva un cambiamento sociale. Lo sanno bene su Change.org, la più grande piattaforma di attivismo cittadino online al mondo. Questo progetto -che è riuscito a coinvolgere più di 14 milioni di persone nel nostro Paese- ha contribuito a modificare leggi ingiuste nei confronti di gruppi svantaggiati, a dare visibilità a temi ambientali o a difendere la parità effettiva tra uomini e donne. Abbiamo parlato con Javier Sánchez, direttore campagne e comunicazione di Change.org in Spagna, perché ci racconti in un nuovo capitolo di Revolución Sostenible come la mobilitazione cittadina sui social possa far sì che ciò che sembra utopico si trasformi in realtà.
Tecnologia al servizio dell’azione cittadina
Forse il successo di questa piattaforma sta nel fatto che consente di democratizzare l’accesso al potere e ai processi decisionali. Non serve più appartenere a grandi lobby o avere una fitta rete di contatti per riuscire a farsi ascoltare da amministrazioni pubbliche o multinazionali. “Chiunque, in qualunque luogo del mondo, può cambiare qualsiasi cosa in modo rapido e semplice, usando la tecnologia che esiste per farlo”, riflette Javier. Il modus operandi di Change.org è semplice. Basta redigere una petizione su un tema specifico sulla piattaforma digitale e diffonderla per ottenere il maggior numero possibile di firme o sostegni.
Tuttavia, è necessario tenere presente che ogni giorno vengono registrate centinaia di richieste e solo una manciata riesce a mobilitare l’opinione pubblica. Secondo Javier, perché un’iniziativa abbia successo deve combinare ingredienti diversi. “Innanzitutto è necessario avere una buona storia personale che convinca e spieghi in modo molto semplice qual è la sfida che quella persona sta affrontando”. Ma non basta. È altrettanto fondamentale redigere una petizione il più specifica possibile e capire quali persone o istituzioni abbiano competenza o capacità decisionale sull’iniziativa, così da poterla indirizzare a loro.
Impatto collettivo
L’ultimo ingrediente di questo mix sarebbe ciò che Javier definisce “una buona teoria del cambiamento”, ovvero che non si tratti di una petizione individualista, ma che possa portare benefici a un gran numero di persone. È un elemento chiave per far funzionare il modello d’impatto di Change.org, che non si basa solo sul dare potere alla cittadinanza, ma punta anche a mobilitare e coinvolgere ampie fasce della popolazione per attirare l’attenzione dei media. In questo modo, si riesce a convincere le amministrazioni pubbliche con l’obiettivo di ottenere cambiamenti significativi.
Un esempio paradigmatico è quello di Anna González, che ha presentato una petizione al Ministero della Giustizia dopo che suo marito è morto investito da un camionista che si è dato alla fuga. La sua iniziativa – volta a fare in modo che nessuna morte sulla strada restasse impunita – ha raccolto oltre 300.000 adesioni e, alla fine, ha portato alla modifica del Codice Penale per proteggere le vittime di incidenti stradali con un inasprimento delle pene. È una vittoria insolita che dimostra come, a volte, si avveri quel motto secondo cui “non sapevano che fosse impossibile, e allora l’hanno fatto”.
Attivismo per prendersi cura del pianeta
Al di là di casi specifici come quello di Anna, il potenziale di Change.org è particolarmente significativo quando si parla di temi ambientali. “Chi difende l’ambiente è una delle comunità che si mobilita di più nel nostro Paese e che sta influenzando maggiormente l’agenda". Basta esplorare il suo sito per vedere che cause come la difesa del Mar Menor, la proposta di cercare alternative sostenibili ai prodotti per l’igiene femminile o la denuncia dell’abbattimento indiscriminato nei Pirenei aragonesi raccolgono migliaia di firme di supporto.
Per questo, se hai un’idea su come puoi aiutare il pianeta, valuta di diventare la persona che dà il via al cambiamento che vorresti vedere intorno a te. Può sembrare complicato, ma se ti trovi davanti a una situazione ingiusta che pensi possa cambiare, puoi provare a trasformare la rabbia in motivazione avviando una petizione. “Spesso, a essere oneste, umili e flessibili si possono ottenere grandi risultati. La cosa più importante è avere molto chiaro che cosa si vuole cambiare, conoscere il problema che si ha davanti, perché una volta compreso è molto più semplice proporre una soluzione o trovare chi possa realizzare quel cambiamento”, sostiene Javier. Se vuoi scoprire come iniziare a rivoluzionare il mondo dal tuo computer, non perderti questo stimolante episodio di Revolución Sostenible.
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