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[Podcast] Gloria Gubianas di Hemper: "La fibra di canapa è tra le più ecologiche che esistano"

 

Un antico proverbio asiatico dice che anche il viaggio più lungo inizia con un primo passo. E quello del marchio di zaini ‘Hemper’ è iniziato proprio in Oriente. In Nepal, durante un viaggio di volontariato, un gruppo di giovani spagnoli ha scoperto l’enorme potenziale tessile ed ecologico delle fibre di canapa, che le comunità più svantaggiate di Kathmandu lavorano con cura da secoli. Da lì è nata l’idea di fondare un’azienda impegnata per l’ambiente e per la popolazione locale. Gloria Gubianas, una delle cofondatrici di Hemper, racconta in un nuovo episodio del podcast Revolución Sostenible l’affascinante viaggio di andata e ritorno di questa impresa che ha avuto il coraggio di fare della vocazione sociale il motore della propria attività.

Un’alternativa sostenibile al cotone

Come racconta Gloria, durante il loro viaggio hanno scoperto “che la fibra tessile tradizionale era la canapa, che si rivela essere una delle fibre più ecologiche che esistano”. Lo dimostra il fatto che “è una pianta che ha bisogno di dieci volte meno acqua del cotone, che è l’alternativa naturale che troviamo sul mercato. Ma il cotone consuma una grande quantità d’acqua, e uno dei problemi che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni è proprio la sua scarsità”. Inoltre la canapa “non ha bisogno di erbicidi né pesticidi”, perché non soffre di parassiti e previene l’erosione del suolo ossigenandolo.

Alle enormi potenzialità di questa materia prima si aggiunge l’intimo legame storico che unisce la canapa alle comunità più isolate dell’ovest del Nepal. Ai piedi dell’Himalaya, le famiglie rurali la coltivano, la raccolgono e fanno bollire le fibre interne per ottenere il filo, che poi viene trasportato a Kathmandu. Qui, nel quartiere di Budhanilkantha, le donne si impegnano a lavare e mescolare i fili su un telaio tradizionale e i sarti confezionano gli zaini di 'Hemper'.

Ritrovare l’anima (e la qualità) della moda

Si tratta di un processo artigianale, che garantisce sostentamento economico a un gran numero di persone e che dà vita a un prodotto curato e di qualità. Secondo Gloria, questo modo di produrre, sostenibile e orientato a generare un impatto positivo nella comunità d’origine, si contrappone alla moda usa e getta, o “fast fashion”, che ci siamo abituatə a consumare. “Abbiamo perso l’anima dei prodotti che indossiamo. Abbiamo armadi pieni di cose a cui non attribuiamo alcun valore: dietro al design non c’è alcun concetto, non si trasmette nessuna emozione. E la moda è cultura, proprio come l’arte o la musica. Se la valorizzassimo allo stesso modo della musica, saremmo dispostə a pagare di più per capi di qualità, per tessuti sostenibili e design più elaborati”, sostiene.

Verso un consumo etico

Adottando questo approccio, non solo rivaluteremmo una moda sostenibile e di qualità, ma aiuteremmo anche il pianeta. Secondo lei, è fondamentale sostituire i ritmi di produzione frenetici che dominano la moda attuale con altri più lenti e rispettosi. “Cambiare collezione ogni due settimane significa mettere molta pressione sui fornitori e lavorare con ritmi, parametri e standard di qualità molto bassi. Si danneggiano la società, il sistema e soprattutto l’ambiente, perché questo genera tantissima contaminazione nel processo di produzione e molti rifiuti”, sostiene.

Per questo insiste sull’importanza che, come consumatori e consumatrici, prendiamo consapevolezza del nostro enorme potere nell’industria. Un gesto semplice come smettere di acquistare prodotti che non rispettano l’ambiente, per scegliere invece marchi indipendenti e impegnati, può portare a un grande cambiamento. E inoltre contribuisce alla sopravvivenza di aziende che spesso fanno i salti mortali per unire la sostenibilità economica al proprio spirito ecologico e sociale. “Il nostro denaro, nel sistema capitalista in cui viviamo, è l’arma più potente che abbiamo”. Se vuoi scoprire come usare la nostra forza collettiva di consumatori e consumatrici per muovere i primi passi in questo viaggio verso un mondo più giusto, non perderti questo capitolo ispiratore di Revolución Sostenible. 

14 commenti

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